La Storia

Il Museo Diocesano di Ischia si propone di far conoscere il ricco patrimonio storico-artistico e religioso custodito nell’isola d’Ischia. L’idea del Museo fu fortemente vagheggiata dal vescovo Dino Tomassini (1962-1970), che però non riuscì a realizzarla, pur essendo animato dal desiderio di conservare la numerosa suppellettile liturgica non più utilizzata, la quale rischiava di essere dispersa. Bisognerà attendere il 5 marzo 1995 quando il vescovo Antonio Pagano (1984-1997) con suo decreto fonda l’ente Museo Diocesano di Ischia, destinando alcune sale del Palazzo, dopo averle sottoposte a radicali lavori di restauro. Inaugurato dal vescovo Filippo Strofaldi nel 2000. L’edificio nel quale ha sede il Museo Diocesano di Ischia, comunemente denominato Palazzo del Seminario, acquistato nel 1740 dal vescovo Nicola Antonio Schiaffinati per istituirvi il Seminario, sorge nel cuore storico di Ischia. L’edificio presenta una pianta ad “L”, con una sobria ed alta facciata a due piani e una serie di finestre rettangolari. L’unico balcone presenta sul fornice d’ingresso un’elegante decorazione con due timpani sovrapposti.

Il Museo custodisce un campionario delle tante opere ancora visibili nei settantasette edifici sacri tra basiliche, chiese, cappelle e oratori dell’Isola. È stato definito un Museo itinerante, perché questi edifici vengono ad integrare in qualche modo lo stesso museo centrale e ci permettono di ammirare dei veri e propri capolavori d’arte negli ambienti per i quali sono stati realizzati e nei quali vengono ancora utilizzati nelle celebrazioni liturgiche. Parte integrante del Museo Diocesano è quello di Santa Restituta in Lacco Ameno, che costituisce la sezione archeologica, peculiarità del museo e che permette di ammirare in loco gli scavi effettuati ad opera del sacerdote Pietro Monti, e gli innumerevoli reperti fittili di epoche diverse dal I sino al VIII secolo d.C.

Il Museo Diocesano di Ischia espone opere databili dal IV al XX secolo, provenienti dalle chiese del territorio diocesano, ma in modo particolare dall’antica e dall’attuale Cattedrale; altre sono state acquisite grazie alla donazione di alcuni privati, e risultano significative per la storia e la conoscenza della cultura religiosa ed artistica isclana. È da ricordare che l’antica Cattedrale, sita sul castello Aragonese, fu gravemente danneggiata durante lo scontro tra anglo-borbonici e francesi nel giugno del 1809. Le suppellettili e alcuni marmi della Cattedrale risparmiate dalle cannonate, dai saccheggi e dalle dispersioni varie furono trasferite nella chiesa agostiniana di Santa Maria della Scala nel Borgo di Celsa, che intanto il re il 17 gennaio 1810 aveva concesso ai canonici, per adattarla a nuova Cattedrale. Anche poche suppellettili delle piccole chiese esistenti sul Castello furono portate nella nuova Cattedrale.
Il Museo Diocesano è articolato in cinque sezioni: argenti, lapidario, paramenti sacri, pittura e scultura. Degna di nota è la sezione lapidea, ove è custodita l’opera più preziosa dell’intera collezione museale, il Sarcofago con il miracolo di Betzata o Bethseda risalente alla fine del IV inizio V secolo. In questa sezione sono conservati alcuni frammenti di monumenti sepolcrali del XIV e XV secolo, appartenenti ad antiche nobili famiglie: Cossa e Taliercio, opere di scultura napoletana trecentesca, provenienti dall’antica Cattedrale del castello; la lastra tombale del vescovo Innico d’Avalos del 1637; alcune epigrafi e diversi stemmi.
Nella sezione degli argenti oltre a Ostensori del secolo XVIII sono conservati: il Calice donato da San Giovanni Paolo II nel corso della sua storica visita pastorale del 5 maggio 2002; una Brocca dell’episcopato di Giuseppe d’Amante; la Croce pettorale realizzata in oro e cammei del XX secolo, fu donata dall’Arcivescovo di Napoli, cardinale Alfonso Castaldo al suo segretario il futuro vescovo d’Ischia Antonio Pagano.
Si conserva altresì un Reliquiario chiamato il “Braccio di Sant’Andrea” donato dalla famiglia Cossa all’antica Cattedrale.
Di notevole interesse storico-artistico e liturgico è l’Instrumentum pacis proveniente dall’Arciconfraternita di Santa Maria di Costantinopoli di Ischia, che reca il punzone NAP 71. G.B. che costituisce uno dei pochi esemplari che si custodiscono nell’isola d’Ischia.

Tra le opere pittoriche spiccano in modo particolare la tavola del San Tommaso d’Aquino orante attribuita a Pedro de Aponte, inizio XVI secolo; il San Giorgio e il drago siglato e datato “H B 1598” probabilmente opera di Ippolito Borghese.
Considerevole è la sezione dei paramenti sacri in cui si custodiscono diverse opere. Tra esse si ammirano una Pianeta del 1565, dono del cardinale Virgilio Noè, alcune Pianete del XVII e XIX secolo.
Si conserva il Seggio papale realizzato in loco dalla ditta Santngelo d’Ischia in occasione della storica visita pastorale di San Giovanni Paolo II.
Gli oggetti musealizzati costituiscono solo un piccolo campionario del ricco patrimonio artistico e liturgico, che ancora si può trovare in tante chiese dell’Isola. In questo senso il Museo Diocesano costituisce non solo un polo di attrazione e di interesse turistico, ma soprattutto il luogo della memoria storica, della cultura, della fede e del gusto delle generazioni passate.