Per i 20 anni dell’Archivio Diocesano, pubblicata la storia de “I pastori della Chiesa di Ischia”

Tratto da quischia.it – C’è un gran fervore di progetti all’ultimo piano del Palazzo Vescovile. Nel luogo meno conosciuto, forse più silenzioso dell’antico seminario di Ischia Ponte. Attiguo al Museo, ma escluso da frequentazioni e visite. Dove hanno trovato una “casa” sicura gli atti e i documenti della Diocesi isolana accumulati nel corso dei secoli. Da appena vent’anni, perchè prima erano sparsi in varie sedi, a rischio di andare perduti o di essere dimenticati. Fin quando, nel 1995 non arrivò l’attesa firma dell’allora Vescovo Pagano in calce al decreto che istituiva l’Archivio Storico Diocesano, affidato a don CAMILLO d’AMBRA, artefice della ricerca e raccolta delle “carte vecchie”. E proprio l’inizio dell’anno del ventennale si è voluto sottolineare, l’altra sera, con la presentazione nel Palazzo Vescovile di “INSULANAE ECCLESIAE PASTORES”, il primo dei Quaderni dell’Archivio che hanno cominciato a comporre, come dei complessi mosaici documentali, AGOSTINO DI LUSTRO e ERNESTA MAZZELLA, gli attuali custodi, attenti e appassionati, di un patrimonio storico prezioso per l’intera comunità isolana. “Da conservare il più possibile per non perdere la memoria di ciò che oggi facciamo”, ha detto il professor Di Lustro.

E’ stato nel corso dell’azione quotidiana di catalogazione e riordino dell’enorme mole di documenti dell’Archivio che è emersa la possibilità di pubblicare in modo sistematico le tante informazioni che man mano venivano rivelate dalla lettura e dallo studio delle carte. Di qui il progetto dei Quaderni, iniziato con questo primo, che è il distillato della documentazione del Fondo Clero. In verità, definirlo “quaderno” appare, se non riduttivo, un esercizio di grande modestia da parte di chi l’ha curato e redatto. Si tratta, infatti, di un volume ponderoso, di quantità e soprattutto di qualità. Dietro il quale c’è stato un grande, serio lavoro di selezione, scelta, cucitura, collegamento e approfondimento, che ha consentito di ricostruire parecchi aspetti della storia della Chiesa ischitana, sfruttando al meglio il materiale messo a disposizione dalle “carte”.

Si inizia con una sintetica storia della Diocesi “Insulana”, poichè questo fu l’aggettivo con cui la Chiesa di Ischia era originariamente definita e così fu a lungo, prima che si passasse ad “Isclana”. Segue la cronotassi di tutti Vescovi, dal primo, Pietro, che guidò la Diocesi dal 1179, fino all’attuale, Pietro Lagnese, che è a Ischia dal febbraio 2013. Con la citazione di tutti i Vicari, almeno da quando è attestata la loro esistenza, ben cinque secoli fa, giacchè questa figura è documentata per la prima volta nel 1529, con Bernardino Cossa, canonico e abate di San Pietro a Pantaniello (la caratteristica chiesa sul Castello Aragonese il cui progetto è stato attribuito al Vignola) che fu vicario del Vescovo Donato Strineo, rimasto a Ischia fino al 1534. E si chiude la sezione con l’elenco e le notizie essenziali sui Vescovi nativi dell’isola.

Si passa poi alla storia, sia pur in sintesi, di tutte le parrocchie dell’isola, comprese quelle anticamente attive sul Castello, di cui si seguono tutte le vicende e l’evoluzione storica fino ai giorni nostri. Con la cronotassi di tutti i parroci, almeno fin dove i documenti hanno consentito di ricostruirla in dettaglio. E poi c’è la sezione del Seminario d’Ischia, la cui storia è seguita dall’inizio, in pieno Settecento, fino alla su chiusura nel 1970. Con l’elenco di tutti i rettori succedutisi in quel lungo periodo, da Antonio Tirabella nel 1756 a Attilio Buono nel 1970. Senza dimenticare di citare alcuni docenti, delll’Ottocento e Novecento. C’è poi un excursus degli Enti culturali della Diocesi, l’Archivio Storico, la Biblioteca e il Museo, nella sua doppia articolazione: a Lacco Ameno, gli Scavi e il Museo di Santa Restituta e a Ischia Ponte, il Museo nello stesso Palazzo Vescovile. Di notevole interesse anche l’appendice documentaria del volume, tutti inediti disvelati al pubblico per la prima volta, a partire da una bolla del Cardinale Diacono Baldassarre Cossa, datata 25 giugno 1406. Vi sono anche diverse immagini di personaggi storici della Chiesa isolana e dei luoghi di culto in varie località dell’isola. Molto curato è anche l’indice dei nomi, utile ausilio per chi consulterà il “Quaderno”, che è edito da Gutenberg.

La presentazione del libro, davanti ad un folto pubblico convenuto da ogni parte dell’isola, è stata anche l’occasione per approfondire alcuni protagonisti della storia più recente della Chiesa di Ischia e non solo, attraverso testimonianze e ricordi diretti raccolti e proposti da loro parenti. L’avvocato GIUSEPPE DI MEGLIO ha presentato le figure di GIOVANNI e CIRO SCOTTI, due fratelli, entrambi sacerdoti, uomini di cultura e di fede che hanno lasciato tracce profonde e non solo sull’isola. Giovanni Scotti (Barano 1874-Procida 1930), teologo, esperto di diritto canonico, professore al seminario, ampliò la chiesa di Piedimonte e nel 1907 fondò la prima scuola laica di secondo grado a Ischia, l’”Alessandro Volta”, che poi fu trasformata in scuola media “Vittoria Colonna” da monsignor Onofrio Buonocore. A soli 37 anni Scotti fu nominato Vescovo di Cariate in Calabria e poi nel 1918 Arcivescovo di Rossano Calabro, dove si distinse, oltre che come pastore molto amato dal popolo, anche per l’impegno sociale a favore dell’istruzione (fondò un asilo per aiutare le donne lavoratrici), della creazione di cooperative per il lavoro e della cultura. Nel 1937 gli fu intitolato il ginnasio di Ischia. Il fratello minore, Ciro, uomo di grande cultura, fine teologo, fu vicino a Giovanni in Calabria, prima di tornare a Ischia, da dove non si allontanò più rifiutando incarichi di primo piano anche in Vaticano. Insegnante di lettere al ginnasio, vicario generale della Diocesi, redasse in latino il documento del 1° Sinodo Diocesano del 1937. Nella parrocchia di Piedimonte, dove prestava i suoi uffici e dove era seguito da fedeli di ogni parte dell’isola, dedicando tutte le sue energie e le sue sostanze ai bisognosi e ai malati. Grecista e latinista di vaglia scrisse nel 1911 “Omero e l’isola d’Ischia”, sostenendo la tesi che Ischia fosse la Scheria dell’Odissea, l’isola dei Feaci. Morì nel 1943, Servo di Dio, in odore di santità.

Il professor MICHELE D’ARCO ha invece rievocato le figure di altri due fratelli sacerdoti di Campagnano, AGOSTINO e SALVATORE D’ARCO, anch’essi con una solida formazione di cultura classica, oltre che apprezzati teologi. Il primo, già parroco dello Spirito Santo nel 1935, apprezzato oratore, molto dedito ai poveri soprattutto nel dopoguerra, nel 1951 fu nominato Vescovo di Castellammare, dove si distinse per la sua attività pastorale e fu molto amato. Partecipò anche al Concilio e nel ’66, poco prima della sua scomparsa fu Arcivescovo ausiliare di Sorrento. Il fratello Salvatore, morì giovane ma è ancora ricordato per la sua dedizione ai poveri e per le sue doti intellettuali e umane.

L’attuale parroco di San Pietro, vicario vescovile AGOSTINO IOVENE ha illustrato la personalità del suo zio FRANCESCO IOVENE, che si fece apprezzare oltre che come sacerdote anche come uomo di scienza, collaboratore dell’Osservatorio Vesuviano negli anni ’40, autore di vari studi e libri sui fenomeni sismici, compresa l’ultima eruzione vulcanica di Fiaiano del 1301, sulle acque termali e sulla flora e fauna ischitana. Don Agostino ha ricordato anche un altro zio sacerdote, VINCENZO CENATIEMPO, parroco a Ischia Ponte, molto vicino ai poveri e bisognosi.

E’ poi intervenuto anche il presidente del Centro Studi sull’Isola d’Ischia, ANTONINO ITALIANO, che ha ricordato monsignor BUONOCORE e don PIETRO MONTI, tra gli uomini di cultura di primo piano dell’isola, nonchè fondatore il primo e socio attivo del Centro il secondo. E non poteva non prendere la parola don Camillo d’Ambra, che ha raccontato, schermendosi con la candida umiltà che lo contraddistingue, come da prefetto del Seminario iniziò a raccogliere i documenti antichi che trovava in un archivio allora trascurato e smembrato, avviando poi sotto la guida di Buonocore all’Antoniana la lunga opera di recupero e sistemazione che nel ’95 rese possibile l’istituzione dell’Archivio Storico Diocesano. A chiudere l’incontro è stato il Vescovo PIETRO LAGNESE, che ha speso parole di gratitudine per l’opera di cura e tutela svolta nell’Archivio, sottolineando che “la storia ci aiuta perchè anche oggi la Chiesa di Ischia possa dare la sua bella testimonianza”.

A corredo del libro è stata allestita una mostra dei documenti più antichi e significativi che potrà essere visitata presso il Museo diocesano nel Palazzo vescovile nei giorni e negli orari di apertura.