Santa Maria di Portosalvo

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La chiesa di Santa Maria di Portosalvo, uno dei templi più imponenti fra i tanti che sono disseminati nel territorio isolano, si staglia con la sua mole al centro dei due bracci che racchiudono quello specchio d’acqua, già laghetto suggestivo e pescoso, trasformato in uno dei porti più sicuri d’Italia. Questa chiesa fu fortemente voluta da Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, come completamento del porto già progettato, per offrire una più incisiva assistenza religiosa agli abitanti dei nuclei di S. Alessandro, via Nuova dei Conti e di via Quercia.

Il pensiero di dotare gli abitanti della zona, che allora erano contadini, pescatori e pastori, di un tempio anche più ampio delle esigenze della scarsa popolazione della contrada rientrava nel vasto e lungimirante progetto di trasformazione e di qualificazione di tutta quell’area, fino allora depressa o poco sfruttata, che sarebbe assurta al ruolo di una cittadina modernamente progredita proprio grazie alla realizzazione del porto. Con l’apertura del porto Ferdinando II contribuì allo sviluppo dell’intera isola anche con altre opere pubbliche come l’acquedotto per l’approvvigionamento idrico di Villa dei Bagni, come le varie infrastrutture messe in opera.

Completate le pratiche burocratiche per l’acquisizione delle aree, furono iniziati i lavori di scavo delle fondamenta dell’erigenda chiesa che il re volle dedicare alla Madonna, come protettrice dei naviganti, con il titolo di Santa Maria di Portosalvo, nonché ai due santi più venerati dalla Corte borbonica: San Giuda Taddeo e San Francesco di Paola.

La cerimonia per la posa della prima pietra fu stabilita per il 26 settembre 1854. Ferdinando II  vi presenziò, insieme alle più alte cariche dello Stato. L’opera architettonica fu affidata all’architetto della Real Casa Francesco Cappelli che diresse i lavori portati avanti con lena e scrupolosità dalle maestranze, tanto che nel dicembre del 1854 i  muri perimetrali in costruzione avevano già raggiunto l’altezza di un metro. A metà del 1857 la chiesa era tutta costruita e il 19 luglio fu solennemente benedetta dal vescovo d’Ischia mons. Felice Romano al quale il re, presente insieme con il principe ereditario Francesco e due dei principi cadetti, affidò l’opera compiuta riservandosi il diritto di patronato sulla gestione di essa attraverso un ecclesiastico di suo gradimento. Nella rettoria regia si susseguirono i rettori: Don Giovanni Lauro, Don Giosuè Lauro, Don Filippo Di Manso e Don Giovanni Garofalo.

Essendosi molto sviluppata la zona intorno al porto e nelle adiacenze, si avvertì l’esigenza di creare una parrocchia a Villa dei Bagni, la quale dipendeva ancora dal parroco di San Vito che si serviva di un economo per la zona del nuovo porto, che aveva stanza nella chiesa del Purgatorio, oggi comunemente detta “San Pietro”. Dopo lunghe e laboriose pratiche burocratiche si riuscì, finalmente ad elevare al ruolo di parrocchia la chiesa di Portosalvo. La data di erezione canonica risale al 25 luglio 1930, e il riconoscimento civile con regio decreto il 4 dicembre 1930.  Il vescovo mons. Ernesto De Laurentiis nominò il 4 aprile 1932 parroco Don Francesco Albano.

La chiesa è realizzata in stile neoclassico a croce latina. L’accesso è dato da tre grandi porte, le quali sono precedute da pronao in stile neoclassico. L’interno della chiesa appare molto luminoso, grazie all’uso del bianco e del grigio chiaro che colora e definisce l’intera struttura e alle grandi finestre. Si presenta con tre navate, transetto e abside. L’attuale pavimentazione in marmo bianco di Carrara è stata realizzata nel 1959. Essa ha sostituto l’originario pavimento di cotto creato dalle mattonaie di Casamicciola. Terminati i lavori di restauro la chiesa fu consacrata con rito solenne dal vescovo mons. Antonio Cece (1956-1962).

La navata centrale è lunga 60 metri e più, doppia delle laterali per larghezza. Scandita in tre campate coperte da volta a botte unghiata, in cui si aprono finestre ad arco ribassato, le quali illuminano con luce omogenea l’intero spazio, è divisa da una serie di arcate a tutto sesto, sormontate ed unite dal ritmo rettilineo della cornice, poggianti su grandi pilastri quadrati decorati da lesene corinzie.

L’altare maggiore è stato realizzato in marmi policromi, nella seconda metà dell’800, probabilmente nel 1857 anno della benedizione della chiesa. La porticina del ciborio rappresenta l’Agnello Mistico, opera dell’argentiere napoletano Mattia Condursi. Sull’altare domina la maestosa pala che raffigura la Madonna di Portosalvo, il D’Ascia attribuisce l’opera al pittore isclano Vincenzo De Angelis, dipinta nel 1855.

Con la riforma liturgica, voluta dal Concilio Vaticano II, l’altare maggiore in fondo all’abside è andato in disuso. Dopo aver rimossa la balaustra in ferro battuto, fu eretto un altare rivolto al popolo (coram populo), consacrato solennemente il 20 luglio 1978 dal vescovo mons. Diego Parodi. Le pareti di destra e di sinistra dell’abside sono aperte per ospitare due palchetti rifiniti con balaustre finemente lavorate. Il palchetto di destra è dedicato alla cantoria, ove è collocato l’organo a canne opera del maestro organaro Vincenzo Petrucci, realizzato nel 1857, restaurato nel 2007 dalla Premiata Ditta Bottega d’Arte Organaria “Ponziano Bevilacqua” di Torre di Nolfi (Sulmona). Il palchetto di sinistra era riservato alla famiglia reale.

Le navate laterali si presentano più basse, anch’esse suddivise in tre campate guarnite da voltine ribassate, nei muri di perimetro si scorgono grandi finestre termali, incorniciate da fasce di stucco e finte paraste, le quali conferiscono anche in queste zone una piena luminosità. Nella navata di sinistra nella seconda campata si scorge una maestosa bacheca realizzata in legno e vetro con elegante frontone, contenente un gruppo di sculture a manichino, raffiguranti la Madonna “rifugio dei peccatori”. È opera di un ignoto scultore napoletano della seconda metà del XIX secolo, al quale fu commissionata nel 1886 dal rettore della chiesa di quell’epoca don Filippo Di Manso. Il titolo mariano con il quale è venerata la Madonna in questa chiesa è appunto “rifugio dei peccatori”. Di fronte a quest’opera, nella navata di destra, seconda campata, si ammira una identica bacheca contenente una statua lignea di San Giuseppe Moscati, acquistata nel 1990. Nella prima campata della medesima navata si ammira un Crocifisso ligneo opera della seconda metà del XX secolo. Nella terza campata vi è un elegante pulpito dalla forma ottagonale, realizzato in legno da un ignoto artista campano della metà del XIX secolo.

Il transetto ospita due altari realizzati in marmi policromi. L’altare di sinistra è dedicato a San Giuda Taddeo; la pala è opera del pittore Vincenzo De Angelis realizzata nel 1855 e raffigura la Visione di San Giuda Taddeo. La porticina del ciborio rappresenta la Gloria del Sacramento, realizzata in argento sbalzato opera del noto argentiere napoletano Gennaro Russo, della prima metà dell’800.

L’altare di destra è dedicato a San Francesco di Paola; la pala è stata dipinta dall’artista Battista Santoro nel 1855 e rappresenta San Francesco di Paola che attraversa lo stretto di Messina. La porticina del ciborio è lavorata in argento sbalzato, reca l’immagine della Gloria del Cuore di Gesù, è stata creata dall’argentiere Gennaro Russo.

Furono dedicati a questi due Santi per espresso volere del re Ferdinando II, da lui considerati suoi particolari protettori. Nelle nicchie del transetto che non sono coeve alla chiesa, ma costruite solo una sessantina di anni fa, sono collocate due statue: in quella di sinistra vi è un Sacro Cuore di Gesù opera acquistata dopo il secondo conflitto mondiale, in quella di destra San Giuseppe opera di un ignoto scultore della scuola napoletana della seconda metà del secolo XIX.

A cura di Ernesta Mazzella