Trascritto e pubblicato il Ragguaglio istorico topografico dell’Isola d’Ischia di Vincenzo Onorato

Tratto da quischia.it – Fondo San Martino, n.439. Grazie a queste coordinate, generazioni di studiosi della storia di Ischia hanno avuto accesso presso la Biblioteca Nazionale di Napoli ad un manoscritto di 174 fogli, risalente probabilmente ad un paio di secoli fa, il RAGGUAGLIO ISTORICO TOPOGRAFICO DELLA ISOLA D’ISCHIA. Su di esso nessuna firma, nessuna indicazione esplicita su chi ne sia stato l’autore. Un ulteriore motivo di interesse per chi nel tempo lo ha consultato e anche valorizzato, provandosi ogni volta a fare luce su quel “mistero” e ad identificare quell’antesignano capace di mettere insieme tante notizie preziose per i posteri. Finchè, una quarantina di anni fa, lo storico AGOSTINO LAURO riuscì nell’impresa di dare un nome attendibile, VINCENZO ONORATO, e dunque una storia a colui che era sempre stato indicato, semplicemente, come l’Anonimo. Che ora esce definitivamente dal cono d’ombra in cui egli stesso si era celato tanto a lungo, grazie alla pubblicazione integrale del suo “Ragguaglio”, che lo rende leggibile non più solo a pazienti ricercatori, ma ad una vasta platea di appassionati, mettendo a loro disposizione tutto il patrimonio di conoscenze sull’isola d’Ischia contenute in quei fogli  ingialliti dal tempo.

L’impresa della pubblicazione-divulgazione di un punto di riferimento irrinunciabile per chi si interessi al passato di questa terra l’ha portata a buon fine una giovane ricercatrice ischitana, ERNESTA MAZZELLA, insegnante di lettere all’IPS Telese, storica e critica dell’arte che si è già occupata di alcuni monumenti ischitani, collaboratrice dell’Archivio e del Museo Diocesano presso il Palazzo del Seminario di Ischia Ponte. Dove si è svolta la presentazione del volume “L’ANONIMO – VINCENZO ONORATO E IL RAGGUAGLIO DELL’ISOLA D’ISCHIA”, edito da Gutemberg Edizioni, e dove è allestita una mostra dei documenti autografi o riguardanti il canonico, tutti inediti per la prima volta esposti in pubblico. Ma anche un edificio che si collega direttamente alla vita di Onorato, che nato il 25 aprile 1739 nel palazzo di famiglia dello Stradone, conosciuto anche come Palazzo Buonocore (un suo ascendente, Nicola, era sposato con Marianna Buonocore, nipote del Protomedico), studiò per diversi anni proprio presso il Seminario isclano.

La figura di questo sacerdote, che nel 1778 riunì inusualmente (non senza obiezioni) le prestigiose funzioni di cappellano della cappella reale sulla fortezza del Castello e di canonico della Cattedrale d’Ischia sempre sull’Insula Minor, non aveva suscitato particolare attenzione dopo la sua morte nel palazzo avito il 20 agosto 1829. Il primo storico a servirsi come fonte del “Ragguaglio” era stato il D’Ascia, poi un salto di decenni per arrivare a Gina Algranati negli anni ’30 del secolo scorso che lo aveva attribuito ad un altro sacerdote, Domenico Verde di Forio. Secondo l’accurato excursus della “scoperta” dell’Anonimo proposto dal direttore dell’Archivio Storico Diocesano, il professore AGOSTINO DI LUSTRO, furono poi Maria Algranati e Onofrio Buonocore a spostare l’attenzione sul canonico della Cattedrale, trasferita dal Castello al borgo, Raffaele Onorato. Ad arrivare alla corretta attribuzione, quarant’anni fa, fu il sacerdote Agostino Lauro, che per la prima volta e in modo finalmente incontrovertibile spostò l’attenzione sullo zio, Vincenzo Onorato, appunto. Una delle personalità più interessanti in quel periodo a cavallo tra il Sette e l’Ottocento, di grande fervore culturali per la Chiesa di Ischia.

La lunga ricerca del vero “Anonimo” aveva accompagnato per diversi decenni l’attività del Centro Studi sull’Isola d’Ischia, fin dal fondatore Onofrio Buonocore, come ha ricordato ANTONINO ITALIANO, presidente del sodalizio che ha collaborato alla presentazione. E fu proprio in una comunicazione per il Centro Studi che Lauro rivelò l’identificazione di Vincenzo Onorato. Dimostratosi ricercatore rigoroso e puntuale nel raccontare la storia della sua isola, capace di coniugare il sapere storico a quello scientifico com’è anche nella tradizione del Centro ischitano. Fu un’altra comunicazione per il Centro nel 2010, di Ernesta Mazzella, che aprì la strada al suo delicato lavoro di studio e di trascrizione del “Ragguaglio” culminato nel volume appena dato alle stampe. Di cui si è complimentato il Vescovo LAGNESE, che ha sottolineato come l’approfondimento della conoscenza del patrimonio culturale e storico dell’isola è il presupposto per guardare avanti. E la passione e l’impegno che Ernesta Mazzella mette nell’insegnamento e nelle sue ricerche è stata evidenziata dalla dirigente scolastica dell’Ips Telese GIULIANA D’AVINO.

Ad aver seguito fin dall’inizio il progetto di Ernesta Mazzella di pubblicare il “Ragguaglio” è stato il professor MAURO GIANCASPRO, fino a pochi mesi fa direttore della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, una delle tre più importanti d’Italia insieme a Roma e Firenze con i suoi 2 milioni di testi delle più varie epoche e il privilegio unico di custodire i manoscritti di Tasso, Vico e Leopardi. E anche tanti altri manoscritti meno “blasonati”, come il “Ragguaglio”, che però ricopre un’importanza fondamentale per la ricostruzione della storia dell’isola. E non solo, visto che per primo Onorato identificò un ambito geografico e culturale omogeneo comprendente Ischia, Procida, Ponza, Ventotene e la zona flegrea con Cuma. Altro punto di forza sottolineato da Giancaspro è che le vicende dell’isola sono sempre inquadrate in un contesto più ampio, come se l’isola non fosse separata dalla terraferma, ma ne fosse parte integrante.

“Ragguaglio” è stato la prima opera interamente dedicata alla storia dell’isola, non solo il prologo storico per lavori sulle sorgenti termominerali come avevano fatto gli studiosi dallo Jasolino in poi nè una guida dell’isola, secondo una formula in voga anche nel ’700. Ai suoi 174 fogli il canonico affida ben tre Ragguagli. Nel primo, dopo la consueta descrizione topografica dell’isola e un’accurata ricostruzione della toponomastica, ripercorre le vicende storiche dall’antichità fino al suo tempo, che però è la parte meno approfondita dal punto di vista storico-politico, e non trascura i fenomeni vulcanici, concludendo con la storia dei vari comuni isolani. Il secondo ragguaglio,invece, è focalizzato sulla storia del Castello, fino ai drammatici avvenimenti bellici dell’estate 1809, e con il ricordo di personaggi illustri della rocca. Il terzo ragguaglio, infine, è riservato alla storia della Chiesa isolana. Lo stile è quello di un’opera letteraria, il che la rende leggibile, anche piacevolmente. Dal punto di vista storico presenza dei limiti, come evidenziato a suo tempo da Lauro, delle carenze, ma è comunque fonte preziosissima di dati e notizie precisi e attendibili (anche su tante opere d’arte) che, senza l’azione conservatrice di Onorato, sarebbero rimasti ignoti per sempre. Mentre ci ha trasmesso un patrimonio imprescindibile di conoscenze, divulgato oggi da Ernesta Mazzella, che ne fatto una trascrizione precisissima con tanto di ricerche dii supporto e di approfondimento delle fonti, senza dimenticare utili indici dei nomi e dei luoghi e – comune per comune – delle opere storico-artistiche notevoli.

A corredo del libro, è stata inaugurata presso il Museo Diocesano una mostra di documenti e lettere autografe di Onorato appartenenti all’Archivio Diocesano. L’interessante MOSTRA “L’ARCIDIACONO VINCENZO ONORATO” RESTERA’ VISITABILE FINO AL 12 DICEMBRE IL LUNEDI’, MERCOLEDI’ E VENERDI’ DALLE 10.00 ALLE 13.00.